Vorremmo conoscere le parole mai dette

Finita la lettura, “Le parole mai dette” è rimasto a lungo sul mio comodino, come se non fosse terminato del tutto. Continuavo a sentirne la forza, legata a uno stile pacato, discreto e netto, determinata dalla peculiare narrazione in prima persona plurale. Questo “noi” è un costante invito ad abbandonarsi alla poesia che pervade ogni singola visione. Un romanzo che mi ha sorpresa per le parole sospese, trattenute, taciute, cambiate per raccontare l’umano vacillare di fronte al mistero della vita, dell’amore, dei legami e degli affetti.

C’era una volta una brutta bambina appena nata. La storia comincia così.”

Lei è la figlia maggiore, la bambina che la madre non avrebbe voluto e che ha cercato di non far nascere. “Sommersa da un pudore fuori luogo” si ostina a tenerla dentro di sé. Solo il forcipe e le mani del medico riescono a dare la luce alla bambina.

La madre piange, la bambina sbraita di rabbia.

Il padre con le sue carezze placa il pianto della madre, e poco a poco si attenuano anche le urla della bambina. “Ci sorprendiamo a pensare che, fin dall’inizio della loro storia, esista tra quei tre un filo invisibile, un legame quasi magico”.

È la magia di una fiaba solo in apparenza distante, in realtà più prossima di quanto si possa immaginare, che attraversa paesaggi interiori, profondità emotive, scorci di solitudini, orizzonti di legami indissolubili.

Non sapremo mai il nome della protagonista. Lei ci appare come una sorta di invincibile creatura, quasi una fata o un angelo, che si prende cura del padre, della madre e dei numerosi fratelli e sorelle, stretta a quei nodi invisibili che avviluppano e aggrovigliano la famiglia, mai chiari, perché celano ad arte un’origine misteriosa.

Ci chiediamo se la madre non faccia nascere tutti questi figli unicamente per mettere in gioco la propria vita a ogni nascita, per sentire il panico del padre all’idea di perderla e poi la sua indicibile gioia quando la ritrova viva, intatta… L’amore tra loro è irragionevole, vertiginoso, furioso. Fa quasi paura. Nemmeno le fiabe arrivano a immaginare che ci si possa amare a tal punto.”

Poi un giorno la figlia se ne va. Decide di cercare se stessa lontana da quella famiglia.
Probabilmente è questa attitudine al totale e improvviso mutamento che le ha permesso di separarsi dai suoi cari con così poche difficoltà: come il suo fisico, anche la sua vita può in ogni momento cambiare.”

Legge e sogna di incontrare un amore completo e che la illumini, un amore capace di andare oltre il comune senso di abbandono e felicità, come quello che provano i suoi genitori.

Incontrerà Jean, solo l’ombra fraterna del sentimento che cerca. Poi arriva Tom, e con lui scoprirà il calore del desiderio, la delicatezza e la sensualità racchiuse nel tocco di una carezza.

Ma Tom, uomo sposato, la lascerà di nuovo da sola.

Non ci resta che seguire la protagonista e rimanere con lei fino a quando: “Nel silenzio del suo piccolissimo appartamento, nell’intimità di quel luogo in cui nessun altro è mai stato ammesso, dove non si è mai sentito altro suono che la sua voce che parlava da sola, scaturisce un canto. È la voce del cuoco, una voce quasi mormorata, senza nessuno strumento ad accompagnarla, il tenero canto di un uomo per lei. Il cuoco canticchia un’aria lenta e dolce, e vediamo lei tremare, e chiudere gli occhi per l’emozione. Il cuoco canta e lei rimane in piedi al centro del minuscolo appartamento, tremante, nella delicatezza di quel canto registrato solo per lei – la bambina a cui né il padre né la madre hanno mai cantato una ninnananna per farla addormentare.”


Una lettura accanitamente consigliata a chi segue il piacere di immergersi e scandagliare le incredibili profondità dell’animo umano, a chi crede che vacillare non significhi per forza cadere, a chi si sorprende a riconoscere e trattenere il respiro di fronte a una meraviglia inaspettata.

M. Roberta Cattano

Violane Bérot
Le parole mai dette
Traduzione di Tommaso Gurrieri
In copertina: un disegno di Roberto Mastai
Edizioni Clichy (2016)